sabato 17 ottobre 2020

Le stelle nel parco. Gli anni d'oro del Ferragosto Andornese

 Giorgio Pezzana

Il Ferragosto Andornese del "patron" Efrem Galliera era qualcosa di più che una semplice manifestazione con orchestra da ballo, feste riservate ai bambini e agli anziani e luna park nel Parco La Salute di Andorno.
In quegli anni a fare accorrere migliaia di persone erano sostanzialmente i grandi avvenimenti sportivi e gli appuntamenti con i grandi big dello spettacolo e della canzone.
Dal 1956 al 1973 il Ferragosto Andornese avrebbe accolto entrambe queste espressioni, per questo rappresenta un evento che nel Biellese è rimasto senza eguali.



IL FERRAGOSTO ANDORNESE anni 60 -70 a quei tempi era una delle Manifestazioni + quotate a Livello Nazionale .
Tutti gli artisti + famosi di quel periodo ....avevano una serata al Ferragosto Andornese ...e quando dico Tutti dico proprio Tutti .....Cantanti - Presentatori - Complessi .
Anche questo si è perso nel tempo ....probabilmente costi sempre + alti . Fine anni 60 allora avevo sui 16/17 anni ....e mi chiamavano tramite amicizie per servizio ai tavoli come cameriere .....ci andavo volentieri sia per lo spettacolo che per la ricompensa che mi faceva comodo durante la settimana . C'era anche un'abitudine di fare le spaghettate verso mezzanotte o i famosi agnolotti ..........i clienti aderivano con entusiasmo ed era un momento propizio per le mance .










Süpa mitunà

 Mina Novello

Süpa Mitunà: zuppa mitunà, l’aggettivo si riferisce ad un particolare tipo di cottura in uso nel Biellese ed è, come succede spesso con i termini dialettali, difficilmente traducibile.
Con questo ricettario dedicato ai primi piatti, Mina Novello inizia una collana dedicata ai piatti tipici del Biellese e agli ingredienti per anni dimenticati o disdegnati.
Accanto ai piatti tradizionali e conosciuti, come la Polenta e fundua d'scivula, la Panissa e le Trippe in minestra, si affiancano altre ricette, frutto di ricerca e rielaborazione personale, che costituiscono un’alternativa ai sapori di ogni giorno, per esempio la Pasta al forno con le erbe dei prati e il Risotto ai fiori di zucca con tometta fresca.
La preparazione semplice e la facile reperibilità dei prodotti, rendono queste ricette accessibili anche a chi ha poca dimestichezza con pentole e fornelli ma vuole cimentarsi nella preparazione dei piatti particolari e gustosi.




Arsümà, Ratafià e Bramaterra

 Questo volume raccoglie tre ricettari: il primo, a cura di Mina Novello, è interamente dedicato ai dolci; la seconda è frutto del contributo di Carlo Greppi riguardante il Ratafià, il più famoso liquore biellese, a base di ciliege nere o amarene; mentre la terza parte, a cura di Guido Aquili, si concentra sui vini delle nostre terre: Bramaterra, Gattinara ed Erbaluce, solo per citare alcuni tra i nomi più conosciuti.



PULENTA CUNSCIA

 Pulenta cunscia Mina Novello  La Pulenta cunscia, è indubbiamente uno dei piatti biellesi più conosciuti in Italia. La polenta, tipica espressione di una cultura gastronomica forzatamente frugale, diventa un piatto sontuoso quando è degnamente accompagnata da ingredienti gustosi e saporiti quali la toma ed il burro d'alpeggio. Mina Novello, illustra una serie di piatti che si abbinano per tradizione alla polenta come il merluzzo al latte, i capunet o la trota al burro, oltre che alcune ricette di primi e di dolci sempre da preparare con la farina di mais come ad esempio le miasce, il Pan d melia oppure la Torta di Pesche della Vigna... e naturalmente, la ricetta originale della mitica Pulenta Cunscia




GLI UH ! Complesso Biellese fine anni 60 ...........

 GLI UH ! ....... un lago blu .....dentro i tuoi sogni ........

Giorgio Pezzana
Gli Uh! a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta sono stati uno degli elementi di spicco della colonna sonora della gioventù biellese. Questo però, non è solo un libro sugli Uh!, ma anche una "passeggiata" a ritroso nel tempo. È la riscoperta di un mondo fatto di piccole grandi cose. È la testimonianza, assolutamente non imparziale, che viene dalla prima giovinezza. Ma è anche il tentativo di trasferire, pur se in piccola parte, alle generazioni più recenti, le sensazioni di tempi in cui essere giovani era forse più difficile ma anche molto più semplice.
C'erano le feste studentesche, c'erano i primi flirt, c'erano le delusioni. E c'erano gli Uh! con la loro musica. Poi venne il loro primo disco, le serate in giro per l'Italia, la radio, Un disco per l'estate, la tv e il loro più grande successo: Un lago blu.

Credo sia la più famosa di questo gruppo Biellese.... questi brani se chiudi gli occhi hanno veramente il potere di farti tornare indietro con gli anni
Se volete ascoltare la Canzone https://www.youtube.com/watch?v=8IhLBTtyhhM



I misteriosi menhir di Cavaglià, la Stonehenge del Piemonte

 

I misteriosi menhir di Cavaglià, la Stonehenge del Piemonte






In pochi sanno che anche il Piemonte ha la sua Stonehenge, un complesso di pietre antiche risalenti a diversi millenni. A Cavaglià, piccolo borgo in provincia di Biella vicino al lago di Viverone, si trovano infatti 11 menhir disposti in maniera circolare a formare il cosiddetto “Cromlech”. Si tratta del cerchio di pietre più grande dell’intera regione piemontese. La Sovrintendenza di Torino li ha datati al 4.000/5.000 a. C. grazie al ritrovamento di calcare nelle coppelle degli stessi monoliti.


Sfortunatamente, l’incuria anche questa volta ha compromesso un luogo dall’alto valore simbolico, storico e culturale. Oggi, questo luogo antico e mistico è infatti circondato da abitazioni. Inoltre, tra gli anni ’70 e ’80, per consentire i lavori di costruzioni delle case i menhir sono stati spostati dalla loro posizione originaria ed ammassati poco lontano.

 

Sono rimasti così fino al 2005, quando il comune insieme ad un gruppo di persone che avevano a cuore il patrimonio culturale di questa piccola stonehenge piemontese, hanno segnalato alla Soprintendenza ai Beni Archeologici della regione Piemonte lo stato di completo abbandono in cui si trovavano questi monoliti.

 

Grazie al lavoro di Luca Lenzi, studioso torinese, e di alcune associazioni locali, tra cui Anticaquercia di Biella e il Gruppo Archeologico Canavesano i menhir sono stati rimessi in cerchio anche se purtroppo non è stato possibile ricollocarli nel luogo originario né nella posizione esatta. Sulle pietre sono state inoltre ritrovate alcune lavorazioni primitive di incisioni cruciformi e di una coppella.


Oggi è possibile ammirare questi menhir millenari all’ingresso del paese, in prossimità della rotonda della statale Santhià – Biella in un’area risistemata e recintata.

 

menhir-cavaglia_2
Foto Credits

 

Anche se la posizione non è più quella originale, questo complesso di pietre antiche conserva ancora il suo fascino ed il suo mistero. Se vi trovate in zona o se siete degli appassionati fateci un salto per ammirare questa costruzione che rimanda al complesso e mistico fenomeno del megalitismo.

 


venerdì 16 ottobre 2020

LA TOMBA DEL GUERRIERO ...... RITROVATA NEL PARCO DELLA BURCINA

 LA TOMBA DEL GUERRIERO o PRINCIPE AL PARCO DELLA BURCINA .

AL MUSEO DEL TERRITORIO POTETE VEDERE I REPERTI RITROVATI
Le vetrine dedicate alle scoperte archeologiche nel Parco Naturale della Burcina, sito tra i comuni di Biella e Pollone, presentano un’efficace ricostruzione delle attività umane tra l’età del Bronzo e l’età del Ferro. Le abitazioni, certamente in materiale deperibile non si sono conservate, ma attraverso i reperti archeologici è possibile documentare le attività praticate nell’abitato protostorico, quali le attività domestica della cottura e preparazione dei cibi attraverso i numerosi reperti ceramici caratterizzati da vari stilemi decorativi, ma soprattutto la filatura e tessitura praticata dalle donne e documentata da fusaiole e pesi da telaio. L’esposizione di una rara pintadera in terracotta, strumento tramite il quale era possibile decorare, con motivi spiraliformi, capi tessuti e pelli utilizzando pigmenti naturali e la ricostruzione di telaio verticale permettono di cogliere, anche da parte del visitatore meno esperto, gli aspetti di queste attività domestiche.
Sempre dalla Burcina è documentata la presenza umana nel Biellese nella media età del Ferro attraverso il famoso e discusso corredo di un personaggio maschile di rango vissuto intorno alla metà del V secolo a.C., ospitato all’interno di una vetrina che scenograficamente riporta al tumulo di pietre che caratterizzava le sepolture del periodo. I reperti del corredo, tutti in metallo, restituiscono un’immagine poliedrica del defunto: l’ascia e la cuspide di lancia in ferro dichiarano lo status di guerriero; la brocca a becco in bronzo di produzione etrusca, nota come Schnabelkanne, è legata al consumo del vino, mentre la catena di sospensione di un calderone e gli spiedi ripiegati rimandano al dovere aristocratico dell’ospitalità. Diversamente, la sgorbia, la lima e gli scalpelli, riportano alla lavorazione del legno. Il defunto della Burcina potrebbe essere verosimilmente stato un personaggio appartenuto all’élite della sua comunità ma con un forte legame con l’artigianato del legno.